SCOOTER RACING · ITALY

GUIDO DOMMA

From a standard Lambretta Model A to the remarkable Innocenti “monotubo”: the story of a young rider who turned his passion into racing victories.

Da una Lambretta Model A di serie alla straordinaria “monotubo” Innocenti: la storia di un giovane pilota che trasformò la sua passione in vittorie.

COSENZA, ITALYITALIATHE EARLY YEARS OF LAMBRETTA RACINGGLI ESORDI DELLE CORSE IN LAMBRETTA
Guido Domma

LA STORIA

Italiano

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Dalle macerie alla Lambretta

Questa storia inizia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che aveva lasciato un'Italia desolata, piena di palazzi distrutti e gente senza tetto e speranza. Come la storia ci insegna però, sono proprio questi i momenti in cui le menti più brillanti progettano e realizzano gli strumenti necessari alla ricostruzione: in questo caso, un mezzo di trasporto economico per muoversi rapidamente nel mondo moderno che stava lentamente rinascendo.

Questi pionieri del motociclismo dovevano anche trovare il modo migliore per vendere i loro prodotti, spesso costruiti a mano e con risorse limitate. Innocenti si accorse che Alfa Romeo disponeva di una rete di concessionari diffusa in tutta Italia e contattò alcuni di loro per proporre anche la distribuzione del nuovo scooter Lambretta.

Uno di questi rivenditori si trovava a Cosenza, nel sud della penisola. Si chiamava Giuseppe Aquino ed era uno dei commercianti più conosciuti della zona. La sua azienda era di dimensioni rispettabili e lui intuì subito le prospettive offerte dal nuovo mezzo prodotto a Lambrate. Nel reparto manutenzione lavorava come meccanico suo nipote, Guido Domma, un giovane appassionato che rimase immediatamente conquistato dalla Lambretta.

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La prima vittoria

Come spesso accade a un ragazzo di quattordici anni, Guido voleva soprattutto andare più veloce dei suoi amici. Convinse quindi lo zio a lasciarlo gareggiare nelle prime competizioni “open” organizzate a Cosenza, in sella a una Lambretta Model A completamente standard. Considerata la sua età, non avrebbe potuto partecipare; un documento d'identità falso gli permise però di aggirare il problema. E, naturalmente, vinse.

All'epoca queste gare erano aperte a motociclette e scooter di ogni tipo. Una vittoria aveva un valore commerciale enorme: la settimana successiva, il negozio del marchio vincitore si riempiva di persone desiderose di acquistare il mezzo che avevano visto trionfare.

Le case costruttrici compresero presto il potenziale promozionale delle competizioni e iniziarono a realizzare vere macchine da corsa. Guido insistette ancora con lo zio per averne una. Giuseppe contattò Innocenti e, con sua sorpresa, la richiesta venne accolta.

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La “monotubo” Innocenti

Il giorno prima di una gara cittadina arrivò un camion Innocenti con un tecnico, che presentò la straordinaria “monotubo” da competizione, già protagonista di una gara in Germania. Il trattamento speciale era riservato a Giuseppe Aquino perché Innocenti conosceva bene i risultati commerciali della sua concessionaria nella zona.

Lo scooter utilizzava una miscela di alcol e metanolo, che dovettero procurarsi in fretta e in quantità sufficiente per la gara. Qualcuno protestò per l'impiego di quel carburante speciale, ma alla fine tutti si accordarono e Guido vinse ancora.

In un'altra occasione non fu possibile ottenere il permesso di usare la miscela: la “monotubo” venne quindi equipaggiata con un cilindro adatto ai carburanti normali. Le prestazioni furono inferiori, ma lo scooter rimase competitivo.

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Milano, i tecnici Innocenti e le gare

Da quel momento, le corse e le Lambrette diventarono la grande passione di Guido. Si recò a Milano per visitare lo stabilimento Innocenti, dove incontrò i principali tecnici e lo stesso signor Ferdinando, che ricordava come «un vero gentleman». Guardando tutto con gli occhi di un ragazzo, rimase colpito dalle dimensioni dello stabilimento e dall'efficienza con cui funzionava.

Incontrò anche l'ingegner Cassola e l'ingegner Brunori. Quest'ultimo gli inviò in seguito alcune Lambrette C e D da competizione, con cui partecipare alle gare di regolarità e alle prove di lunga distanza, come la Scudo del Sud, da Foggia a Reggio Calabria.

La differenza tecnica più importante rispetto ai modelli di serie era il cambio a quattro marce, alloggiato nei carter delle “monotubo” realizzati per fusione in sabbia. Gli altri concorrenti, abituati a scooter e motociclette con sole tre marce, si stupivano: «Quattro marce: ma come fanno a farcele stare?»

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Il ragazzo che è in te rimane lì

Quando scrissi questo articolo, 20 anni fa, Guido aveva passato i settant'anni ed era in contatto con gli amici del Lambretta Club Calabria. Un giorno Piero, il presidente del club, andò a trovarlo con la sua SX 200. Guido gli chiese se poteva provarla.

Partì, si distese sul manubrio e allungò le gambe sui cofani. Gli anni erano passati, ma il ragazzo se la cavava ancora alla grande. Quando tornò, tolse i cofani e diede una rapida regolata alle viti del carburatore. Poi disse: «Ok, adesso è perfetta…».